
Nella lingua sanscrita lo zafferano è designato col termine ”asgrig”, che significa anche ”sangue”. Il suo colore evoca l’oro e le fiamme.
Il suo nome greco e’ legato al suggestivo mito di cui ci riferisce Teofrasto, all’amore spassionato tra un giovane di nome Krokos e la ninfa Smilax, la favorita del Dio Ermes, che per invidia trasformò il giovane Crocus in un bulbo dal bellissimo fiore.
Color del croco era per Omero la veste dell’ Aurora. Polvere di croco era sparsa sulla scena e sugli spettatori dei teatri romani per sottolineare con il suo intenso profumo i momenti topici delle rappresentazioni teatrali.
Secondo Dioscoride il suo profumo era un rimedio contro l’ubriachezza.
Gli arabi lo chiamavano “al zaafaran”, il suo odore rendeva più ospitali le loro tende e la mente più disposta alla meditazione e alla preghiera.
Pare che la coltivazione dello zafferano in Sardegna risalga addirittura all’epoca fenicia e probabilmente furono i Romani a svilupparne la produzione. Oggi, nella Provincia del Medio Campidano, i Comuni di San Gavino Monreale, Turri e Villanovafranca sono i maggiori produttori italiani.
Un’ipotesi vuole che lo zafferano sia stato introdotto nelle altre Regioni italiane dalla Sicilia, dove arrivò sulle navi dei mercanti arabi. Altre fonti sostengono che sia stato portato nel XIII secolo dal Frate Domenico Cantucci di Navelli che, terminata la sua opera al soldo dell’Inquisizione in Spagna, portò i bulbi a Navelli (AQ). Nel tardo Medioevo lo zafferano divenne una delle voci più importanti per l’economia della provincia aquilana, basti pensare che veniva venduto solo in cambio di oro e che l’intera provincia ha vissuto nel corso dei secoli fasi alterne di prosperità proprio in funzione della disponibilità di zafferano.
A San Gimignano (SI) è documentato che nel 1228 il Comune pagò i debiti contratti per l’assedio del Castello della Nera parte in denaro e parte in zafferano e nel 1276 costituì gabelle sullo zafferano in entrata e in uscita trovando un’importante fonte di finanziamento.
Nel 1565 Cipriano Piccolpasso, ispettore dello Stato Pontificio, si recò a Cascia per un’ispezione e pare sia rimasto sorpreso dal fatto che i cascinai commerciassero proficuamente non solo in oro e gioielli, ma anche in zafferano. E lo zafferano a Cascia era talmente importante che già nel 1545 il consiglio comunale, avvalendosi dello stampatore ambulante Luca Bini di Mantova, dedicò un’intera sezione del “Danno Dato” allo zafferano e prevedevano pene pesantissime nei confronti di chi arrecava danni alle coltivazioni.
Lo zafferano era molto richiesto nei paesi Nord-Europei e forse per questo i mercanti italiani furono affiancati da quelli tedeschi nel commercio del prezioso prodotto. I mercanti di Norimberga e Francoforte affrontavano lunghi e pericolosi viaggi per acquistare direttamente lo zafferano nell’Aquilano, senza l’intermediazione di Venezia. Norimberga era storicamente la meta finale della “Via dello Zafferano”.
La coltura dello zafferano entrò in crisi sotto la dominazione spagnola, che impose pesanti balzelli e tasse alla produzione e al commercio della spezia. Per questi motivi, in quel periodo, si verificarono episodi di adulterazione della qualità e del peso dello zafferano, che crearono danni alle attività commerciali. Intervennero i potenti Consoli di Norimberga, che fecero pressione sul Viceré spagnolo, costringendolo ad emanare una serie di regolamenti, i Capitoli, al fine di impedire le adulterazioni e reprimere con pene esemplari le frodi.
Il costo elevato dell’”Oro Vermiglio” (come viene anche definita questa spezia) è conseguente a una serie di fattori: per produrre un solo chilogrammo di zafferano occorrono circa 200.000 fiori; i pistilli possono essere raccolti esclusivamente a mano, al mattino presto o al tardo pomeriggio, nel periodo della fioritura, che dura circa 15 giorni.
chiedendogli di farsi interprete dell’impegno e della passione degli agricoltori italiani, che hanno voluto fortemente mantenere vivo il sapere contadino accumulato nei secoli e far rinascere la coltivazione italiana dello zafferano, anche con la costituzione dei Consorzi di tutela e l’ottenimento dei marchi europei di protezione (Dop).
Lo zafferano sia simbolo dell’amicizia che lega le nostre Città e i nostri popoli e dell’impegno comune per difendere l’agricoltura e promuovere il cibo “Buono, Biologico e Solidale”.